Trasparenze antiche dalle città Vesuviane:

frammenti di lapis specularis da Pompei e da Ercolano

Tratto dall' articolo di Vega Ingravallo e Maria Stella Pisapia

pubblicato negli Atti del I Convegno Internazionale - Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza 26-27 settembre 2013

Portici vetrati

Una prima notizia sull’usanza di chiudere i portici dei peristilia con sportelli vetrati si ha da Plinio il giovane il quale, nel descrivere la sua casa di Laurentum, dice di avere un portico a forma di D che offre un piacevole riparo contro il cattivo tempo perché protetto da vetri “nam specularibus ac multo magis imminentibus tectis muniuntur”; anche il Winckelmann riporta nei Monumenti Inediti una pittura antica che rappresenta il Balneum Faustinae con portici chiusi da  vetri e nella Villa di Q. Voconio Pollione vicino Roma, si rinvenne una grande quantità di lastre di lapis specularis  facenti parte di una  vetrata di almeno 10 m lineari, ancora con i telaietti di metallo dorato.

A Pompei, la Casa di Polibio aveva un portico vetrato che chiudeva lo spazio del giardino, il Breton, infatti descrive minuziosamente il portico che dice fatto da arcate e pilastri ai quali erano addossate semicolonne, ancora con i cardini sulle tavolette di marmo dei plutei per ricevere i montanti del telaio di legno degli sportelli, anche il Mazois aveva dato notizia di questo ritrovamento eccezionale, dicendo pure che il lapis era degno di essere paragonato ai più bei pezzi di vetro moderno.

 

A Pompei, molti portici di peristilia hanno nelle colonne grappe di ferro che dovevano reggere gli sportelli vetrati o di legno.

L’esempio più evidente è quello della Villa dei Misteri, la quale, nei quattro angoli dell’edificio, presenta dei portici sotto i quali si aprivano le finestre degli ambienti e delle quali sono stati fatti i calchi degli sportelloni di legno che le chiudevano; i portici esterni avevano chiusure vetrate in modo da assicurare la luce, ma anche proteggere le camere dalle intemperie.

Sui plutei fra le colonne sono ancora visibili i cardini di bronzo sul piano di marmo, che permettevano agli sportelli di girare e sulle colonne ci sono i fori per le grappe che dovevano reggere il telaio di legno.

In questo caso però, la chiusura fra le colonne era fino ad una certa altezza, in quanto a circa due metri di altezza dal pluteo ci sono gli incassi della trave che conteneva gli sportelli anche se non abbiamo la certezza che i vetri siano stati di lapis specularis, in quanto una villa di quella importanza avrebbe potuto averli di vetro.

 

Anche ad Ercolano la Casa dell’Atrio a mosaico conserva una vera e propria veranda di legno carbonizzato sul giardino e finestre con gli stipiti in legno, ma anche in questo caso non abbiamo notizie certe sul tipo di lastre.

Pompei, Villa dei Misteri, calco della finestra del portico.

Pompei, Villa dei Misteri, proposta di ricostruzione della chiusure vetrate fra le colonne dei portici (arch. Vega Ingravallo).