Uno sguardo alla Vena del Gesso romagnola

Posizionamento della Vena del Gesso romagnola.

La Vena del Gesso romagnola costituisce una delle formazioni geologiche più importanti dell’intero Appennino emiliano-romagnolo. La spettacolare bastionata gessosa con pareti aggettanti alte, a tratti, oltre un centinaio di metri è da considerare un vero e proprio “monumento geologico” che caratterizza, in modo indelebile, il  basso  Appennino imolese e faentino.

 

La Vena del Gesso romagnola su Google Earth.

Incastonata tra la più antica Formazione Marnoso-arenacea a sud e la più recente Formazione Argille Azzurre (calanchi) a nord, la Vena del Gesso si estende, per uno sviluppo lineare di circa 25 chilometri tra le Province di Bologna e Ravenna. L’intera superficie degli affioramenti gessosi non supera i 10 chilometri quadrati.

La sua unicità ha da sempre attirato l’attenzione dell’uomo e, da oltre un secolo, l’ha posta al centro di ricerche, studi e pubblicazioni di carattere geologico, biologico, paleontologico, antropologico, archeologico e, soprattutto, speleologico.

Oggi, l’intera formazione gessosa è posta all’interno del Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola e si può quindi considerare adeguatamente protetta; fa eccezione la zona di Monte Tondo, ancora interessata dalle attività estrattive.

Il carsismo

Il paesaggio è spesso modellato da forme carsiche superficiali, anche di considerevoli dimensioni, quali doline e valli cieche; non mancano altri fenomeni dovuti alla dissoluzione e all’erosione della roccia, quali candele e campi solcati. Le grotte sono diffusamente presenti: ad oggi nella Vena del Gesso sono sono state esplorate e topografate oltre 200 cavità per uno sviluppo complessivo che supera i 40 chilometri.

Le grotte della Vena sono un mondo buio e nascosto e tuttavia straordinario. Ci sono cavità lunghe alcuni chilometri e profonde fino a 200 metri: è un alternarsi di corsi d’acqua, gallerie, sale, pozzi e cunicoli con diffusa presenza di concrezioni, erosioni e riempimenti unici nel loro genere. Due grotte parzialmente turistiche, la Tanaccia a Brisighella e la  Grotta del Re Tiberio a Riolo Terme,  consentono a tanti di scendere in profondità e sono per questo meta di periodiche quanto affollate gite guidate.

Grotta Risorgente del Rio Basino.

Flora e Vegetazione

La Vena del Gesso si sviluppa da Est a Ovest, quindi le rupi sono esposte a Sud da un lato e a Nord dall’altro. Ciò genera un particolare microclima caldo e arido da una parte, fresco e umido dall’altra, con condizioni ambientali diversissime, lungo il crinale, a distanza di pochi metri.

Le associazioni vegetali presenti nel Parco della Vena del Gesso sono state cartografate dalla Regione Emilia-Romagna, che ha individuato poco meno di 50 formazioni Non esiste un censimento esaustivo delle specie di piante presenti nel territorio del Parco della Vena del Gesso. Tuttavia, dai dati raccolti dai diversi Autori, è possibile stimare la presenza di circa 600 specie di piante. Una specie vegetale rarissima è presente con l’unica stazione italiana: Felcetta persiana (Cheilanthes persica).

Fauna

Sono presenti 18 specie protette dalla direttiva 92/43/CEE, allegato II. La Vena del Gesso, con il vasto sistema di grotte, è un sito importantissimo per la conservazione dei Chirotteri, con ben 19 specie di pipistrelli.

Colonia di  Ferri di Cavallo Euriali nella Grotta Risorgente del Rio Basino.

Il patrimonio storico culturale

Nella Vena del Gesso si rinvengono testimonianze della frequentazione umana a partire dall’età del Rame. In particolare si possono citare in rapida successione: I ritrovamenti archeologici nelle cavità naturali (Grotta del Re Tiberio, La Tanaccia, Grotta della Lucerna, Grotta dei Banditi), i resti di edifici romani nei pressi di Ca' Carné, le testimonianze dell'attività estrattiva di epoca romana in superficie (Tossignano) e, soprattutto, in profondità con le miniere di lapis specularis, la Pieve del X secolo d.C. nei pressi della cima di Monte Mauro (Santa Maria in Tiberiaci), i borghi risalenti all’Alto e Basso Medioevo (Castrum Rontanae, Borgo de’ Crivellari, i due centri storici costruiti sulle rupi di gesso di Brisighella e Tossignano), fino a giungere alle decine di costruzioni rurali sparse un po' ovunque lungo la Vena e costruite in gesso e all’archeologia industriale delle vecchie cave e fabbriche per la lavorazione del gesso in età Contemporanea.

L'interno della fornace di gesso Malpezzi nei pressi di Brisighella dopo il restauro.

Immagini

Testi e documenti

Massimiliano Costa - Il Parco della Vena del Gesso Romagnola - (Atti del I Convegno Internazionale - Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza 26-27 settembre 2013)

 

Marco Sami - Geologia e geomorfologia - (Regione Emilia-Romagna, Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola, 2010)

 

Piero Lucci - Il carsismo - (Regione Emilia-Romagna, Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola, 2010)

Stefano Piastra - Storia - (Regione Emilia-Romagna, Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola, 2010)

 

Monica Miari, Fiorella Bestetti, Paolo Boccuccia - Il sito archeologico della Tanaccia di Brisighella - (I Gessi di Brisighella e Rontana. Memorie dell'Istituto Italiano di Speleologia S.II, 28, 2015)

 

Monica Miari, Claudio Cavazzuti, Laura Mazzini, Claudio Negrini, Paola Poli - Il sito archeologico del Re Tiberio - (I Gessi e la cava di Monte Tondo. Memorie dell'Istituto Italiano di Speleologia S.II, 26, 2013)