Il lapis specularis nei Gessi siciliani

Nei Gessi di Sicilia la ricerca di cave di lapis specularis non ha ancora raggiunto la sistematicità e quindi i risultati delle analoghe ricerche nella Vena del Gesso romagnola.

Non vi è dubbio però che l'isola presenta enormi potenzialità, stante la diffusione delle aree gessose decisamente più vaste rispetto a quelle dell'Emilia-Romagna così come di ogni altra regione italiana.

Ad oggi, una soltanto è la cavità ragionevolmente ascrivibile a cava di lapis specularis. Si tratta della "Grotta dei Cristalli", parte del complesso carsico denominato "Grotta Inferno" (Agrigento).

Un'altra cavità la "Grotta di Pafuni" o "Risorgente di Monte Finestrelle"  ubicata nell'area carsica di Santa Ninfa (Trapani) è stata individuata e rilevata nel corso della "Campagna speleologica" organizzata dalla Federazione Speleologica Regionale dell'Emilia-Romagna nel corso del 1986. La descrizione riportata a suo tempo fa pensare ad una cavità interessata dall'estrazione del lapis specularis:

"La grotta (...) è stata, in passato, sicuramente interessata da ripetute frequenze ed opere di sistemazione da parte dell'uomo: all'ingresso, infatti, uno stretto gradino, scavato nella roccia gessosa, permette un più facile accesso mentre (...) l'interno (...) si presenta attorniato da grandi cristalli  selenitici  trasparenti, sparsi sul pavimento (...)".

Non si hanno altre notizie di questa grotta che andrebbe quindi ritrovata e attentamente  rivisitata alla luce delle attuali conoscenze.

Cunicolo artificiale e resti della vena di gesso asportata nella Grotta dei Cristalli (Complesso Grotta Inferno).

Sala nella Grotta dei Cristalli (Complesso Grotta Inferno) durante le esplorazioni del CIRS di Ragusa.

Ubicazione delle possibili cave di lapis specularis nei Gessi siciliani. In rosso la Formazione Gessoso-solfifera.

La Grotta Inferno presso Cattolica Eraclea (AG) Una cava di età romana di lapis specularis

Tratto dall'omonimo articolo di Domenica Gullì, pubblicato negli

Atti del I Convegno Internazionale - Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza 26-27 settembre 2013

La Grotta Inferno è stata identificata nel 1986 in occasione dello sbancamento per il tracciato di una strada sterrata alle pendici settentrionali di Punta di Disi, in contrada Aquileia nel comune di Cattolica Eraclea. Seguirono numerose esplorazioni da parte dello Speleo Club Ibleo, del CIRS di Ragusa e del gruppo speleologico Kamikos di S. Angelo Muxaro.

Sin dalle prime indagini la Grotta Inferno nel comune di Cattolica Eraclea, ha evidenziato la presenza di cristalli di gesso all’interno della cavità, nonchè di numerosi ed evidenti interventi antropici. Se a ciò si aggiunge la presenza di una estesa discarica di frammenti di lastre di gesso davanti agli ingressi, si può ragionevolmente concludere che la grotta può essere identificata come una cava di  lapis specularis. Ad oggi sono state identificate sei cavità del complesso Grotta Inferno con ingressi che si aprono a breve distanza l’uno dall’altro, ma non comunicanti.

Una delle più significative è la Grotta dei Cristalli cui si accede da due angusti accessi che immettono in due ampie sale; una di queste si biforca in due rami divergenti, con cunicoli a sezioni regolari che conducono in aree interne.

Sin dalla prima sala è possibile osservare le tracce evidenti del lavoro di estrazione, con pareti a sezioni regolari e strati di gesso asportati. La cavità è chiaramente in parte naturale, in parte modificata dal lavoro dell’uomo.

La morfologia delle pareti scavate è molto utile per comprendere i sistemi di estrazione adottati: i lunghi corridoi scavati artificialmente, attraverso i quali si accede alle zone più profonde, presentano alle pareti i resti dei filoni di gesso prelevato.

Molto importante al fine di determinare le fasi di attività mineraria è l’indagine stratigrafica negli accumuli di detriti e scarti di cristalli: ne sono stati identificati quattro, a ridosso di pareti rocciose che presentano chiari segni di lavorazione.

I manufatti ceramici identificati all’interno della grotta sono relativi a frammenti di grandi contenitori, soprattutto anfore.  In una piccola sala interna si sono rinvenuti vari frammenti ceramici di età ellenistico-romana, di cui una grande anfora a corpo cilindrico disposta orizzontalmente e parzialmente interrata, la cui imboccatura si è rinvenuta poco distante.

Sezione tagliata della discarica con in evidenza uno spesso strato di frammenti di lapis specularis nei pressi del complesso della Grotta Inferno.

La definizione di area mineraria complessa si fonda, come accennato, sulla presenza di una discarica la cui caratterizzazione di elemento strutturale di miniera è data innanzitutto dalla estensione, che si aggira intorno ai 50 mq, per circa due metri di spessore.

Lo studio della Grotta Inferno, che costituisce la prima conferma archeologica alla testimonianza di Plinio circa la presenza di cave di lapis specularis in Sicilia, è ancora agli inizi: lo studio della cavità, dal punto di vista fisico, geologico e archeologico, deve necessariamente estendersi al contesto e alle problematiche connesse alle dinamiche insediative antiche.

Pareti con gesso selenitico rilevate durante le esplorazioni del CIRS di Ragusa e del gruppo Kamikos di S. Angelo Muxaro.

Un altro aspetto della ricerca più squisitamente archeologico e attualmente in corso di realizzazione, è relativo alla revisione delle cassette dei vecchi scavi nelle grandi villae ellenistico-romane del territorio agrigentino, in quanto la presenza di frammenti di lapis specularis può, all’epoca degli scavi, non essere stata correttamente interpretata.