Trasparenze antiche dalle città Vesuviane:

frammenti di lapis specularis da Pompei e da Ercolano

Tratto dall' articolo di Vega Ingravallo e Maria Stella Pisapia

pubblicato negli Atti del I Convegno Internazionale - Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza 26-27 settembre 2013

Finestre

La prima menzione di una finestra in lapis specularis è del 1772, riferita dal Winkelmann il quale dice che “in un casino antico dissotterrato a Pompeja” si trovò bellissima vetrata, di poco più di tre palmi (circa 80 cm), quadrata composta da tanti vetri di circa un palmo l’uno, di una “perfezione cristallina”.

In quegli anni si scavava la Villa di Diomede, come riferisce il Fiorelli che in data 15 Febbraio 1772 dice di aver svuotato una stanza nella quale sono stati ritrovate 40 lastrine di lapis specularis da finestra.

Ercolano, vestibolo della palestra.

In data 14 Novembre 1772, sempre nella Villa di Diomede si scavava nel calidarium e nella sala adiacente, in entrambe furono trovate lastre di finestra in lapis specularis di circa 25 cm, ed anche il telaio di legno che le conteneva.

Il Mazois nel 1829 riferisce che anche la finestra del tepidarium della Terme del Foro aveva un telaio di bronzo del quale riporta le misure ed il disegno, con scanalature nelle quali erano inseriti i vetri dello spessore di circa mezzo centimetro che erano tenuti da bottoni girevoli per stringere ed erano stati ritrovati due pannelli di lapis specularis.

Ercolano, Casa dell’Alcova, Triclinio.

Negli anni 1910-1923, a Pompei, sulla via dell’Abbondanza, Vittorio Spinazzola che scavava la casa di Paquio Proculo, nell’atrio rinvenne una delle finestre con la griglia ancora in situ, nella quale erano inserite 25 lastrine di “talco” della misura di cm 22 x 16 cm, tenute con stucco. La finestra, assieme ad un’altra poco distante, era situata nella parte alta della parete Ovest ad un’altezza di circa m 6, per catturare gli ultimi raggi del sole al tramonto.

Ad Ercolano, dal vestibolo della palestra vengono le lastrine di “mica” ritrovate sotto uno dei due finestroni del lato Sud, ma non c’è traccia del telaio di legno o notizie più precise. Nella casa dell’Alcova sono ancora in situ i telai di legno carbonizzato del triclinio, sulla parete contigua alla strada, con le grate di ferro all’esterno. Il Maiuri, che scavò la casa, dice di aver trovato incastrati nel fango eruttivo grandi pezzi di lastre delle suddette finestre, del resto anche il Romanelli a proposito delle case di Ercolano dice che avevano le finestre chiuse con fogli trasparenti di “talco”.

Anche la pittura parietale ci ha restituito immagini di vuoti chiusi da lastre di lapis specularis, difatti la parete della casa di M. Fabius Rufus raffigura la facciata di un tempio: nella parte alta della cella sono raffigurati due oblò di lapis specularis sui quali rimbalza un raggio di luce.

Pompei, casa di M. Fabius Rufus.