Lapis specularis, la luminosa trasparenza del gesso

Presentazione

 

Il filmato che abbiamo realizzato si pone lo scopo di documentare l’attività estrattiva del lapis specularis, la sua successiva lavorazione e impiego, che si estende anche all’età medievale e moderna (in alcuni casi fino agli inizi del Novecento), nonché l’ambiente dei Gessi e le sue grotte.

L’argomento viene però affrontato attraverso una lettura particolare, quella della frequentazione umana della grotta, sottoponendo ad un confronto continuo i due momenti in cui essa si è sviluppata, quello antico dei cavatori che vi hanno duramente lavorato e quello attuale degli speleologi che la indagano e la studiano.

Un modo per riprendere e interpretare quella suggestione molto forte di cui si diceva poc’anzi, di due mondi apparentemente assai distanti nel tempo, ma che presentano forse più elementi comuni di quanto saremmo disposti a credere. Una trama che verrà seguita fino all’epilogo…

Abbiamo cercato di riproporre al meglio gli ambienti di vita e quelli di lavoro del tempo passato.

Basandoci sui dati ricavabili dallo studio dei segni lasciati sul gesso e attraverso gli opportuni confronti con le altre realtà estrattive-minerarie meglio indagate, come quelle spagnole, si è proceduto a ricostruire gli strumenti utilizzati nello scavo, nel trasporto lungo le gallerie e nel sollevamento del materiale estratto dai pozzi.

Il territorio dei Gessi, come tutti i paesaggi carsici in cui si alternano improduttive rupi di roccia affiorante a scarsi appezzamenti di terreno sul fondo delle doline, è sempre stato caratterizzato da insediamenti umani sporadici. Le genti che vi hanno abitato hanno pertanto condotto una vita piuttosto povera, al limite della sussistenza. Si tratta di una costante, sostanzialmente immutata nella profondità dei secoli fino agli ultimi decenni.

L’estrazione del lapis specularis poteva indubbiamente fornire una congrua integrazione alla stentata economia locale, e forse le future ricerche potranno mettere meglio a fuoco anche questi aspetti economici e sociali. Per fornire un plausibile quadro di vita locale abbiamo tratto spunto da uno dei più bei racconti contenuti nelle Metamorfosi di Ovidio, quello di Filemone e Baucide, i due vecchi e poveri contadini, marito e moglie, a cui capita di ospitare nella propria misera capanna Zeus e Mercurio, che si presentano loro sotto le vesti di viandanti.

Poche suppellettili, cibi semplici (uva, olive, fichi, qualche verdura, una zuppa di farro, a cui si accompagnano formaggio e miele), tutti elementi di una vita sobria condotta all’interno di una modesta abitazione, rischiarata dalla luce proveniente da una piccola finestra… in lapis specularis.

 

Danilo Demaria

Crediti e ringraziamenti

 

Il filmato "Lapis specularis, la luminosa trasparenza del gesso" nasce da un’idea di Danilo Demaria, sviluppata assieme a Elisa Tinti e Francesco Grazioli.

Riprese video, luci e montaggio sono curati da Francesco Grazioli (www.microvita.it).

Le ricostruzioni storiche delle attrezzature impiegate dai cavatori e la finestra in lapis specularis sono realizzate da Baldo Sansavini; le ambientazioni sono state curate da Danilo Demaria.

I costumi sono stati messi gentilmente a disposizione dall’Associazione Culturale M. Guaducci di Zattaglia (Brisighella, RA).

Le scene sono state girate nella ex Cava Fiorini (San Lazzaro di Savena – BO), nella Grotta della Lucerna (Monte Mauro – Brisighella, RA), nell’Abbazia di Santo Stefano (Bologna) e a Labante (Castel d’Aiano – BO).

Gli attori, in ordine di apparizione, sono:

Lorenzo Santoro, Elisa Tinti, Alfredo Gustavo Boz, Giovanni Belvederi, Giorgio Dondi, Massimo Dondi.

Hanno partecipato alle riprese, fornendo il loro supporto:

Emanuele Casagrande, Stefano D’Ambra, Maria Luisa Garberi, Serena Magagnoli, Vania Naldi, Matteo Venturi.

I brani musicali che accompagnano il filmato sono:

La Violina (tradiz.). Eseguita dal Gruppo Emiliano (Chiappelli, Giacomoni, Losi, Tassoni).

Furlana di Pregnorato (tradiz. – Caroli, Dainese, Mainini, Mottaran). Eseguita da Bonifica Emiliana Veneta, per gentile concessione dell’editore musicale Felmay s.r.l. (AL).

Pass’e mezzo antico (Giorgio Mainerio). Eseguito da Ernst Stolz (Regentesselaan 201, Den Haag, NL).

Si ringraziano gli esecutori per la libera concessione delle musiche da loro interpretate.

Gli adattamenti musicali sono stati curati da Vittorio Perelli.

Questo lavoro è stato reso possibile grazie alla disponibilità di: Franca Pozzi -  Associazione Culturale M. Guaducci di Zattaglia (Brisighella), Stefano Colombarini,

Graziella Zappoli, Pro loco di Labante (Castel d’Aiano), Dom Bento Albertin - OSB (Abbazia di S. Stefano, Bologna), Massimo Ercolani, Piero Lucci, Baldo Sansavini.

Chiara Guarnieri e Claudia Tempesta (Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna).

Massimiliano Costa (Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola).

Gruppo Speleologico Bolognese-Unione Speleologica Bolognese (www.gsb-usb.it), Speleo GAM Mezzano.

Le foto di backstage sono state realizzate da Francesco Grazioli e Serena Magagnoli.

Il filmato è anche disponibile in DVD, prodotto in 500 copie grazie al contributo della Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia Romagna (FSRER) www.fsrer.it.

 

 

Menzione speciale all'Hells Bells Speleo Award 2014